Caro Turi, Dopo alcuni mesi di silenzio ho ritrovato in edicola il foglio curato da Sergio Pignato, LiberaMente.
Il mio amico edicolante ha immediatamente stemperato la mia evidente curiosità annunciandomi che si tratta dell’ultimo numero del giornale. Infatti, Sergio Pignato propone un editoriale amaro e fortemente segnato da un irredimibile pessimismo circa la capacità delle nuove generazioni di incidere con passione e tensione ideale nella vita sociale specialmente se messa a confronto con le passioni e la voglia di partecipazione di una generazione, la nostra, di ultraquarantenni che, cresciuti negli oratori o nelle sezioni dei partiti, porta addosso, da una parte, la faziosità di salde convinzioni e, dall’altra, il rispetto delle opinioni altrui.
Però, scrive Pignato, c’è un tempo per ogni cosa. C’è il tempo dell’incazzatura, della voglia di rovesciare tutte le convenzioni e le abitudini e c’è, poi, il tempo della rassegnazione e dell’adeguamento al “primum vivere”, la consapevolezza dell’inconcludenza nella capacità di incidere nei processi culturali e politici, il tempo della emersione dell’ esigenza di “staccare la spina”, di guardarsi dentro. Pignato nel suo deserto dei Tartari ha deciso di staccare la spina. Ma l’etica di Sergio Pignato e la sua iniziativa editoriale appartengono a tutti noi.
Il coraggio delle sue analisi, la lucidità delle sue inappellabili sentenze morali e culturali appartiene a tutti gli adraniti ed a tutte le adranite che, pur non condividendone molto spesso le idee, amano e praticano la libertà delle opinioni e lo fanno quotidianamente, come hai, per esempio, fatto tu ospitandone gli articoli anche quando questi sono stati critici ed impietosi nei tuoi confronti.
LiberaMente appartiene a tutti noi anche se si schiera in una ideale destra libertaria, lontana dalle mie e della tue convinzioni. Sergio Pignato ha provato a sprovincializzare il dibattito politico ad indicare percorsi amministrativi innovativi, a scuotere le coscienze di un perbenismo indolente e rassegnato, a sottolineare l’importanza fondamentale della promozione culturale, a stigmatizzare la volgarità becera e diseducativa di talune iniziative amministrative, a richiamare l’etica della responsabilità nella gestione del denaro pubblico.
A parere suo senza adeguate conseguenze. Sono convinto che tu, come me, sei di opinione diversa. Il mio pensiero, come il suo, va ai rassegnati a coloro che liquidano questa vicenda come “cosa adranita”.
Nicola Scalisi