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Turi Liotta candidato a Sindaco di Adrano [aggiornato al 9-04-2005 ]

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07-04-05 da "LIBERAMENTE" - Anno IV n ° 3 - pubblichiamo 2 articoli:

  1. LA CAMPAGNA ELETTORALE DI TURI LIOTTA
  2. SOCIALDEMOCRATICI: UNO SCANDALO IMMOTIVATO

 

LA CAMPAGNA ELETTORALE DI TURI LIOTTA

Parecchia determinazione sta mostrando il candidato sindaco del centro-sinistra Turi Liotta, al quale va il merito di aver informatizzato la politica adranita.

Il suo sito (www.turiliotta.it), realizzato e curato dal prof. Domenico Pellegriti, è ricco di spunti e di dibattito ed aperto a qualsiasi contributo.

Anche lo spazio televisivo auto gestito che settimanalmente va in onda su Videoadrano è ben concepito.

La campagna elettorale del candidato del centro-sinistra tocca un articolato ventaglio di tematiche che s’inscrive in una logica di progetto mirato allo sviluppo della città.

Particolarmente sentito è il problema economico, soprattutto dopo la notizia che l’adranita è per prodotto interno lordo [P.I.L. - ndr] il siciliano più povero, a cui Turi Liotta ha intenzione di rispondere con un “patto per il lavoro” inteso come creazione di condizioni di sviluppo e quindi con la realizzazione della zona artigianale e la ristrutturazione di strutture esistenti come il mercato ortofrutticolo.

Considerato l’ambito dei servizi alla comunità, che vede nella costruzione di una piscina comunale e nella sistemazione dell’ex macello comunale, che si vuole destinare a luoghi d’incontro culturale, i suoi punti salienti.

Accanto al progetto politico, vi è una sistematica denuncia degli sprechi e delle spese superflue dell’amministrazione Mancuso, dei problemi delle salate bollette dell’Acoset e dell’addizionale I.R.P.E.F..

 

SOCIALDEMOCRATICI: UNO SCANDALO IMMOTIVATO

Ha destato scalpore il passaggio dei socialdemocratici alla maggioranza di centro-destra della nostra città.

Non sono bastate le giustificazioni politiche del consigliere comunale Angelo Russano ovvero il fatto che i consiglieri del sole nascente non hanno mai votato contro questa maggioranza ad alleggerire il carico di critiche che sono piovute sul partito di Via Garibaldi.

E tra i soliti “Non c’è più mondo!” ed i vari “Vergogna!”, quest’atto è stato accolto dall’opinione pubblica negativamente.

Noi, per metodo e stile intellettuale, cerchiamo di non farci condizionare dai “sentito dire”, dalle prime impressioni, dalle sensazioni epidermiche ma cerchiamo di costruire la logica, entro cui un fatto si matura, avviene.

Di primo acchito, diciamo ai nostri lettori che la cosa non ci ha sorpreso. Da tempo scriviamo della loro anomalia politica ed ideologica ed eravamo convinti che un cambiamento di rotta ci sarebbe stato, perché questo partito si trovava in una fase politica ed ideologica di stallo.

Ma andiamo per ordine. Il P.S.D.I. era nato nel 1947 dalla scissione di un gruppo di riformisti socialisti guidato da Giuseppe Saragat (1898-1988), che s’ispirava più al socialismo moderato continentale che a quello del P.S.I. di Pietro Nenni (1891-1980). I motivi della scissione andavano cercati nell’ostilità riguardo alla politica d’unità d’azione con i comunisti: l’anticomunismo viscerale sarà un tratto costante sia dei socialdemocratici nazionali e sia di quelli locali.

Scomparso significativamente in tutta Italia, alla fine degli anni ’80, continuava ad esistere come considerevole forza politica solo ad Adrano.

Perché ha continuato ad esistere solo ad Adrano non è un mistero ma è dovuto ad un insieme di fattori che delineano le peculiarità e l’anomalia di questo partito locale.

  1. Innanzitutto era, ed è, un partito “casa e bottega” nel senso che attività lavorativa ed attività politica coincidono. Infatti, quelli che sono - e sono stati - gli operatori politici di punta del sole nascente sono - ed erano - nel contempo operatori sindacali. La correlazione, per cui le due variabili - entrambe indipendenti - sono legate in maniera indissolubile, è fin troppo chiara: alla crescita della loro presenza politica si registrava una crescita della loro forza sindacale e viceversa. Il coincidere dell’interesse lavorativo e di quello politico permetteva di fare politica a tempo pieno, di mantenere consensi e di attuare una politica da protagonisti anche quando il partito a livello nazionale era scomparso.
  2. Secondo punto. I socialdemocratici adraniti avevano un partito direttoriale ovvero un partito contrassegnato dal decisionismo del segretario, che agevolava un’azione politica per nulla ingolfata dalla lungaggine dei meccanismi decisionali interni.
    Vincenzo Castiglione, consigliere comunale per parecchie legislature, assessore e sindaco di Adrano (1981-1984), è stato capo indiscusso sino all’altro ieri. Egli ha coniugato carattere, carisma personale, passione ed una preparazione e un istinto politici consistenti. Oggi, ha passato il testimone.
  3. Terzo punto. Il partito ha avuto nella storia politica della nostra città il ruolo di ago della bilancia sino a quando, crollati i partiti tradizionali e il consueto modello di rappresentatività politica, ha adottato una strategia di tipo conservativo, cioè la sua azione politica ha mirato a mantenere una sua posizione ed un suo particolare elettorato.
    L’elettorato e i simpatizzanti socialdemocratici si definivano per l’anticomunismo ma anche per quelle aspettative di fermezza politica che non erano soddisfatte prima dalla D.C. e dagli altri partiti laici adraniti e quindi da quelli nati dal loro dissolvimento.
    Questa strategia non poteva durare a lungo, specialmente quando questa forza politica ha perso, come si dice in gergo, il suo ultimo treno, una volta che non ha voluto con sé comunisti - conclamati e post - tra i sostenitori, al secondo turno, del candidato sindaco Piero Trovato.
    Non poteva durare anche perché, oggi, spazio per “indipendenti” ed “autonomi” non ce n’è praticamente più.
  4. A questo si aggiunge lo scalpitante e fisiologico ricambio generazionale all’interno della direzione del partito, con tutto lo strascico di novità epocali e di legittime aspirazioni ed aspettative dei nuovi protagonisti.

Ed allora si doveva fare una scelta: o continuare in una strategia conservativa o tentare una strategia innovativa. Si è optato per questa.

Ma la scelta comporta pure l’uscita dall’insularità politica e l’adesione convinta ad uno dei due schieramenti, perché appare chiaro che gli eredi di Castiglione intendono ritagliarsi un futuro politico di più ampio respiro.

Hanno scelto il centro-destra e con molta probabilità aderiranno ai socialisti di De Michelis.

I tanti rimproverano questo salto a destra, però dimenticano quando, in occasione delle ultime politiche, i socialdemocratici, che avevano aderito ai S.D.I., furono assieme a quel partito umiliati dalla decisione intorno alle candidature nei collegi elettorali siciliani, operata dai partiti più grossi dell’Ulivo, D.S. in testa.

L’adesione al centro-destra adranita è una scelta di legittima e comprensibile sopravvivenza politica: avrebbe detto il sociologo francese Emil Durhkeim (1858-1917) che compito principale di una struttura è di conservarsi e di preservarsi.

E dopo la politica, a differenza dei reperti archeologici sepolti nel nostro museo, è dinamismo, fiuto dello “spirito dei tempi”. Ma deve essere anche coerenza.

E secondo noi, una certa coerenza c’è, perché riteniamo che è stata anche una scelta ideologica, forse non troppo consapevole. Difatti, stando all’analisi dei comportamenti politici, almeno dalla sindacatura Bertolo in poi, l’azione dei socialdemocratici è stata sempre refrattaria a convergenze con la sinistra adranita, anzi ha privilegiato rapporti personali e politici, se non di curiosità umana ed ideologica, con elementi d’opposta provenienza, a volte decisamente di destra.

Al lettore attento che ha seguito negli anni la pubblicazione di Universo Sicilia, che è sostanzialmente il giornale, almeno nelle sue prime pagine, dei socialdemocratici adraniti, salta agli occhi una cosa poco comune nella pubblicistica di sinistra ossia un puntuale e accorato riferimento al senso della patria: parecchi i richiami al tricolore anche in tempi non sospetti e all’iniziativa del “repubblichino” Mirko Tremaglia per la sua battaglia per il voto degli Italiani all’estero.

Patria, italianità, realismo politico, atteggiamento antiburocratico sono caratteri di destra.

Significa, per caso, che li definiamo, tout court, di destra? No, vogliamo semplicemente dire che la loro anomalia politica è data dalla particolare morfologia organizzativa ed esplicativa che scaturisce sì da variabili individuali ma principalmente dall’assenza di un adeguato riferimento partitico nazionale, quindi dalla mancanza di indirizzi politici e di nuove visioni culturali. Questa condizione d’esclusione e d’isolamento, come accade a certi popoli, ha fatto emergere tratti differenti rispetto a quelli originari; a questo punto il graduale cammino politico ed ideologico destrorso era il percorso più probabile, visti i comportamenti e la peculiarità della riflessione interna.

Per questo non ci indigniamo, non moraleggiamo sulle ragioni della scelta, che, per noi, ha solidità e senso politici ed ideologici.

Semmai possiamo rilevare qualche carenza di stile che è stato poco estetico, precipitoso e che ha sbagliato i tempi: i socialdemocratici dovevano, in questa fase, continuare ad essere contro quest’amministrazione finanziariamente irresponsabile anche per le aspettative che hanno alimentato in chi credeva nell’ipotesi terzista.

Ma tutto questo lo deciderà l’elettore.

 

Prof. Sergio Pignato


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