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Turi Liotta candidato a Sindaco di Adrano [aggiornato 4-06-2008 ]

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E-Mail 03-06-08 Reale: «Emergenza educativa, una crisi che inizia dai padri» [risposta di Turi Liotta - segnalibro alla stessa pagina]

«Non è un problema. È il problema».

Il filosofo Giovanni Reale apprezza senza riserve l’intervento di Benedetto XVI sull’emergenza educativa, ritenendola «il problema, in senso assoluto, che domina la situazione attuale».

E ne indica immediatamente la radice: «Il relativismo pervasivo, e non di rado aggressivo, che mina alla base tutte le certezze e tutti i valori – quindi, tutti i punti di riferimento per l’educazione. Così, il problema dell’educazione è in realtà il problema dell’essere uomo nella società di oggi. Perché la questione, a mio modo di vedere, è questa: è crisi tra i giovani perché è crisi tra i padri e le madri».

È in questo senso cha va compreso l’appello agli educatori, affinché siano «testimoni credibili di quei valori su cui è possibile costruire sia l’esistenza personale sia progetti di vita comuni e condivisi»? «Certo, è l’unica cosa da fare. Per i Greci, nostri maestri, la verità di una filosofia si misurava non nella coerenza delle idee e delle dimostrazioni che il filosofo presentava, ma nella coerenza con la sua vita: se è vero quello che dici io lo verifico nella vita che conduci.

A maggior ragione questo vale oggi per i padri, le madri, gli educatori. Le chiacchiere non servono a nulla: del padre e della madre i figli colgono ciò che fanno prima di ciò che dicono, che è, se non secondario, perlomeno conseguente.

Del resto, il pontefice fin dalla sua prima enciclica ha detto chiaramente che l’incontro con Cristo non è un incontro con delle idee, ma con una persona.

Così Kierkegaard, alla domanda se avrebbe voluto aver visto Cristo in faccia, rispondeva: Cristo lo devi sempre vedere in faccia; essere credente significa sentire Cristo come contemporaneo. Il cristianesimo finisce nel momento in cui cessa questa contemporaneità, perché allora Cristo diventa una cosa immensamente lontana da noi».

Come è possibile far rinascere questa idea e metterla in atto?

Il discorso di Benedetto XVI richiama l’idea di persona.

«Purtroppo il concetto di persona oggi è stato completamente dimenticato a favore dell’individuo, dell’individualismo. Invece il concetto di persona, che non è greco ma esclusivamente cristiano, implica un rapporto strutturale dell’io con il tu. E non solo a livello orizzontale, ma anche con il Tu maiuscolo; triangolare, quindi.

Io l’ ho imparato bene da Giovanni Paolo II, che diceva che la persona umana è un rispecchiamento della Trinità. Recentemente sono stato molto colpito dalla lettura de L’epoca della passioni tristi, dove due psicoterapeuti francesi, Miguel Benasayag e Gérard Schmit, scrivono che non hanno mai avuto così tanti pazienti giovani da curare come adesso. E trovano la ragione di fondo di questa crisi dei giovani: il caos, che trovano sia in casa, sia fuori.

Rieducarli è assolutamente fondamentale, e per farlo occorre superare quel relativismo – che è nichilismo – dilagante. Non con parole, ma con testimoni».

La sua lunga esperienza di insegnamento glielo conferma?

«Io, che sono nella scuola da sempre, capisco e soffro moltissimo nel vederla corrotta e decadente, nel senso che si è dato un peso determinante alla preparazione per l’utile, per ciò che concretamente è utile, scacciando tutto ciò che è 'inutile'. Per fortuna non siamo noi al vertice di questa sciagura; ha iniziato la Germania, poi in Francia hanno tolto la filosofia dai licei… che però è quello che insegna a pensare. A essere uomini».

Eppure anche nei nostri licei si sentono gli studenti dire: perché devo studiare latino, a che mi serve? «È quello il problema! Ma chi lo dice davvero? Prima degli studenti, lo dicono i padri e le madri. Ricordo una lettera: 'A mio figlio fanno studiare Manzoni, ma a che cosa gli serve, visto che farà l’ingegnere… '.

Ma scriveva il pensatore cinese Tchouang Tse: 'Tutti conoscono l’ utilità dell’utile. Ma pochi conoscono l’utilità dell’inutile'. E aggiungeva: 'L’inutile produce talvolta ciò che è più utile di ciò che tu ritieni inutile'. Sono queste le cose che dovremmo far capire. Anche a qualche professore, perché molti sono ancora figli del Sessantotto e non hanno recuperato i valori che erano stati contestati»

Edoardo C.


04-06-08 Turi Liotta risponde

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo apporto, a dimostrazione della centralità dell'emergenza educativa.

Turi Liotta

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